Felicità, benessere e bene comune: quali direzioni per una società ricca di senso e capace di creare valore economico sostenibile?

 

Data: 17 March 2016 10.00 - 13.00

Il valore di un territorio (e persino la sua attrattività e la sua competitività nella globalizzazione) non si riduce al PIL (il flusso dei beni e servizi prodotti e fatturati in un determinato intervallo di tempo) ma ricomprende più in profondità lo stock dei beni spirituali, culturali, relazionali, ambientali ed economici di cui una comunità può godere. Ed è questo benessere inteso in senso più ampio che influisce sulla soddisfazione di vita dei cittadini e decide in ultima analisi se un politico verrà o meno rieletto a scadenza di mandato.

Per questo motivo, proprio come gli esperti di marketing sono soliti compulsare la soddisfazione dei consumatori e non si accontentano dei dati sulle vendite, così statistici, economisti e politici guardano con sempre maggiore interesse ai nuovi indicatori di benessere, di senso della propria esistenza (eudaimonia), di soddisfazione di vita e di felicità.

Lo sviluppo dei nuovi indicatori (l’Istat pubblica da qualche tempo la fotografia del benessere equo e sostenibile a livello nazionale, regionale ed urbano) e il loro utilizzo come parametri di riferimento per la valutazione d’impatto delle politiche pubbliche locali e nazionali avanza rapidamente e rende necessario un approfondimento concettuale e filosofico.

Quali e quanti i rischi nell’utilizzo di indicatori di felicità dichiarata di sostituire un indicatore imperfetto con uno altrettanto imperfetto? Meglio il rischio di paternalismo con indicatori decisi da commissioni di esperti che decidono cosa è bene per i cittadini, o quello del paradosso degli “schiavi felici” per il quale fenomeni di adattamento rischiano di allontanare l’indicazione della soddisfazione di vita percepita da un vero progresso umano e sociale? Quanto infine i dati sulla felicità dichiarata si avvicinano all’estremo dell’edonismo o, al contrario, riflettono una legge naturale dell’animo umano orientato alla virtù? In che modo gli indicatori di benessere tengono conto del bene comune e dell’interdipendenza esistente tra gli esseri umani?  Non necessariamente le due cose coincidono. Per citare solo un esempio adottare comportamenti ambientalmente responsabili può essere personalmente faticoso ma contribuisce al bene comune e alla felicità pubblica.

L’approfondimento filosofico di questi temi non è fine a se stesso in quanto lo scegliere una strada o l’altra in termini di indicatori incide in maniera fondamentale sulla direzione di marcia delle politiche economiche e sociali. Gli indicatori di benessere, una volta definiti, rappresentano delle vere e proprie tavole della legge “laiche” delle società moderne per le quali tutto ciò che li accresce è “bene” e tutto ciò che li riduce è “male”.

Dall’incontro del Cortile dei Gentili che commenterà i dati più recenti in materia (il rapporto BES dell’ISTAT e il World Happiness Report 2016 con la classifica della soddisfazione di vita dei paesi a livello mondiale) ci aspettiamo che i giornalisti, economisti e politici riflettano su questi temi fornendo spunti e piste di azione per la scelta dell’approccio più corretto al tema della costruzione di indicatori condivisi di felicità sostenibile.

Ore 10.00 - 13.00
Saluti
Rettore Università LUMSA Francesco Bonini
 

Introduce
Card. Gianfranco Ravasi
, Pontificio Consiglio della Cultura
 

Coordina
TBA

Relatori
Giuliano Amato
, già Primo ministro, Cortile dei Gentili
Jeffrey Sachs, University of Columbia
John Helliwell, University of British Columbia
Leonardo Becchetti, Università di Roma Tor Vergata
Stefano Zamagni, Università di Bologna
Luigino Bruni, LUMSA
Sebastiano Maffettone, LUISS

Domande selezionate ai relatori da studenti universitari e non

*Da confermare

Venue

Accademia Nazionale Santa Cecilia - Via della Conciliazione, 4, 00193 Roma

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